Ieri mattina, sul treno affollato delle 7:45, ho osservato le persone attorno a me. Occhi spenti, posture curve, sguardi persi nel vuoto. Mi sono chiesta: quanti di noi stanno semplicemente “funzionando” invece di vivere?
È una domanda che mi pongo spesso anche nei miei incontri di counseling. Quante persone arrivano da me dopo essere crollate, e non prima?
Il mito della “normale stanchezza”
Siamo stati educati a credere che sentirsi esausti sia il prezzo da pagare per una vita produttiva. Che il nodo allo stomaco al lunedì mattina sia normale. Che svegliarsi già stanchi sia parte del gioco.
Spoiler: non lo è.
La differenza tra stanchezza fisiologica e burnout non sta nell’intensità, ma nella qualità dell’esperienza. La stanchezza passa con il riposo. Il burnout persiste nonostante le vacanze.
I tre segnali che stai ignorando (ma non dovresti)
1. Il tuo corpo parla, ma tu hai smesso di ascoltare
Mai notato come quel mal di testa arrivi puntuale ogni venerdì? O come il tuo stomaco si contorca in vista di certe riunioni? O ancora, come ti ammali sistematicamente durante le vacanze?
Il corpo non mente. Mai.
Se trovi te stesso a prendere antidolorifici come fossero caramelle, potresti star usando farmaci per silenziare messaggi importanti.
2. Niente ti emoziona più (nemmeno le cose che amavi)
Sandra, una mia cliente, mi ha detto: “Ho smesso di suonare. Non perché non avessi tempo, ma perché non sentivo più nulla.”
Quando le attività che prima ti davano gioia diventano vuote, non è pigrizia. È un campanello d’allarme.
Il burnout non ti toglie solo le energie fisiche, ma prosciuga anche la tua capacità di sentire. È come se qualcuno abbassasse gradualmente il volume della tua vita emotiva, fino al silenzio.
3. Hai costruito un muro tra te e gli altri
“Sono diventato irritabile con chi amo e paziente con chi non sopporto.”
Questa frase di Marco, manager di 42 anni, racchiude perfettamente uno dei sintomi più subdoli del burnout: l’inversione emotiva. Sei troppo esausto per le relazioni vere, ma mantieni perfettamente la facciata professionale.
Il risultato? Ti allontani proprio dalle persone che potrebbero sostenerti quando ne hai più bisogno.
Creare uno spazio sicuro per crollare (prima di crollare davvero)
Il paradosso del burnout è che ci vorrebbe energia per occuparsi della propria mancanza di energia. È un circolo vizioso che spesso richiede uno sguardo esterno per essere spezzato.
In un percorso di counseling gestaltico, non “aggiustiamo” il burnout. Creiamo invece uno spazio dove puoi finalmente:
- Ascoltare i messaggi del tuo corpo senza giudicarli
- Esplorare i tuoi limiti reali, non quelli imposti
- Riconnetterti con ciò che ti fa sentire vivo/a
Non si tratta di tornare a funzionare. Si tratta di tornare a sentire.
Un piccolo esercizio da portare via
La prossima volta che senti il pilota automatico prendere il sopravvento, prova questo:
- Fermati (letteralmente, smetti di fare qualsiasi cosa)
- Appoggia una mano sul petto e una sulla pancia
- Chiedi a te stesso/a: “Come sto, davvero?”
- Respira e aspetta la risposta (che non verrà dalla testa)
Solo 30 secondi. Ma potrebbero essere i 30 secondi più onesti della tua giornata.
Se ti ritrovi in queste parole e vuoi esplorare di più come il counseling gestaltico può aiutarti a riconnetterti con te stesso/a, scrivimi. Non c’è bisogno di aspettare di toccare il fondo per iniziare a risalire.
